Giuseppe.Rega

Chi sono

Sviluppatore backend, autodidatta per la parte che la scuola non copriva, con un’idea precisa di cosa significhi lavorare bene sotto pressione.

In breve

Mi chiamo Giuseppe Rega, ho iniziato a scrivere codice per lavoro nel 2022 e non ho più smesso di scriverne anche fuori. Di giorno lavoro su applicazioni enterprise in Azure per l’INAIL, tramite Accenture; la sera costruisco sistemi completi che poi mando in produzione su un Raspberry Pi che sta in casa mia — dove imparo le cose che un ambiente aziendale, giustamente, non ti lascia sbagliare.

Come ci sono arrivato

Ho studiato ingegneria elettronica al Politecnico di Torino e mi sono fermato a metà, con novanta crediti su centottanta. Non è la parte del curriculum che nascondo: è quella che spiega il resto. Le lacune che avevo me le sono colmate costruendo cose. Non leggendo di architettura a microservizi, ma progettandone una, sbagliandola, e scoprendo di persona perché tenere allineati i contratti fra undici servizi sia più costoso che scriverli.

Prima ancora c’è stata la Nunziatella, che è una scuola militare e insegna soprattutto due cose: che l’organizzazione conta più dell’improvvisazione, e che le tue scelte pesano sul carico di lavoro di chi ti sta accanto. È probabilmente il motivo per cui scrivo commenti nel codice.

La Croce Rossa

Faccio volontariato in Croce Rossa Italiana. Ho gestito interventi per incidenti stradali e arresti cardiaci. Non lo scrivo per fare colore: è la ragione per cui, quando un deploy va storto alle undici di sera, non è una crisi. È un problema, ha una causa, e la causa si trova guardando i log invece che il calendario.

Mi ha insegnato anche un’altra cosa, più utile di quanto sembri per il mestiere: parlare con qualcuno che è in difficoltà e ha bisogno di capire al primo tentativo. È esattamente la stessa competenza che serve per spiegare a un cliente perché la sua idea, così com’è, gli costerà tre volte tanto.

Come lavoro

Prima il problema, poi lo stack. Se la soluzione giusta è una piattaforma esistente e mezza giornata di configurazione, te lo dico. Vendere sviluppo che non serve è un buon modo di fare un cliente solo.

Quello che consegno funziona in produzione. Non «funziona sul mio computer»: containerizzato, con deploy automatico, HTTPS, log e un modo per accorgersi quando si rompe. È la parte che distingue un prototipo da un sistema, ed è dove finisce metà del lavoro vero.

Scrivo per chi legge dopo. Il codice viene letto molte più volte di quante venga scritto, spesso da me stesso a sei mesi di distanza. I commenti spiegano perché una scelta è stata fatta, non cosa fa la riga sotto.

Dico quando non lo so. È più veloce che scoprirlo insieme a metà progetto.

Fuori dal lavoro

Corro, leggo più saggistica che romanzi, e ho un debole per i problemi che sembrano semplici finché non li apri: la ricerca full-text su PostgreSQL, i fusi orari, la sincronizzazione offline. Tre cose che mi hanno insegnato più di qualunque corso.